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 Verbale della riunione del consiglio direttivo di domenica 30 settembre 2013

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jam!

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MessaggioOggetto: Verbale della riunione del consiglio direttivo di domenica 30 settembre 2013   Dom 06 Ott 2013, 19:17

Verbale della riunione del consiglio direttivo di domenica 30 settembre 2013

L’assemblea si riunisce nella sede dell’associazione UParte, in via Primo Maggio 22b, alle ore 20.43. Alla riunione sono presenti i seguenti consiglieri:
- Riccardo Brun, presidente;
- Giada Merri, tesoriere;
- Fausto Cancian, consigliere;
- Daniele Crosariol, consigliere;
- Mattia Boatto, vicepresidente;
- Matteo Crosariol, consigliere;
- Luca Pessa, consigliere.

L’ordine del giorno è il seguente:

-Fare il punto sulla situazione relativa alla nuova sede
-Approvazione bilancio preventivo e consuntivo
-Elezione del presidente
-Varie ed eventuali

Mattia dice che non ci sono novità particolari. Il comune ha ricevuto tutta la documentazione necessaria affinché possa esser dato ordine alle ditte interessate di partire con i lavori. Manca solo l’approvazione della giunta, che solitamente si tiene di giovedì. Si sa che i tempi per la preparazione del materiale relativi all’azienda principale che deve fare i lavori lì dentro, che è la falegnameria, è di 30-45 giorni. Questo termine decorre da quando avviene l’approvazione dei lavori in giunta e l’ufficio tecnico chiamerà la ditta. Mattia dice che Alberto Segatto vorrebbe avere una certificazione da parte di un tecnico relativamente alla capacità di insonorizzazione dei lavori che verranno fatti nella nuova sede. Il socio Fabio D’Amore dice che se ci fosse bisogno di una certificazione relativa all’abbattimento del suono che fuoriesce dalla sala, lui ha le conoscenze relative a persone che si occupano di questo. Riccardo e Fabio si accordano per fare un sopralluogo nella nuova sede al fine di misurare il suono che fuoriesce dall’immobile.
Fausto ci informa che in sala blindo sono presenti le chiavi della nuova sede.

Il presidente chiede il permesso al fine di fare una lettura del bilancio preventivo e consuntivo che sia unica, sia per la riunione del consiglio direttivo sia per quella dei soci.

Si distribuiscono copie del bilancio analitico sia consuntivo che preventivo e si procede alla lettura dei seguenti documenti:
- Relazione al bilancio consuntivo 2012-2013;
- Relazione al bilancio preventivo 2013-2014.

(entrambi i documenti sono allegati al presente verbale)

Alla lettura del punto 2.7 relativo alle spese da finanziare con il fondo riservato ai soci, il presidente cerca qualche volontario per la ricerca di un negozio di musica che si possa occupare di aggiustare la strumentazione della sala prove che risulta non funzionante. Se ne occuperà Luca.

I consiglieri presenti approvano all’unanimità.

Passiamo al punto dell’elezione del presidente.
Riccardo: Ci sono i trascorsi che tutti conoscono. E se non sono conosciuti da tutti i presenti, invito a verificare sui verbali già pubblicati sul sito di UParte. Nell’ultima assemblea Mattia ha annunciato che si sarebbe candidato a presidente di UParte e, nel caso in cui non venisse eletto, si sarebbe ritirato dalla sua carica di consigliere. A questo punto, penso che, in base a questa situazione, sulla quale credo di poter aver fiducia visto che è stata verbalizzata e tutto quanto, mi possa candidare anche io, perché io ho detto che non mi sarei candidato fintanto che Mattia fosse rimasto consigliere. Ma se io mi candido, in buona sostanza, e per ipotesi Mattia perdesse le elezioni, ha detto che si ritirerebbe, dunque il problema non si pone. Al tempo stesso, nel caso in cui le perdessi io, me ne andrei via e il problema non si porrebbe comunque. Penso di non tornare sui miei passi se dico di potermi candidare.

Paolo chiede quale sia il programma, la differenza di programma, dei candidati.

Riccardo: La differenza di impostazione credo che si sia potuta rilevare nelle precedenti assemblee. In ogni caso, visto che mi candido, dirò quale è la mia impostazione. È un’impostazione abbastanza prevedibile nella misura in cui sono stato presidente per 4 anni. In ogni caso è un’impostazione di assoluto rigore per quanto riguarda:
- il bilancio e la trasparenza, cioè il fatto che chiunque può andare a leggere quello che vuole di questo bilancio;
- la frequenza delle assemblee;
- l’impossibilità di fare alcunché se prima non c’è un’assemblea.
La mia linea è quella di chi sostiene che è più importante “partecipare” che “fare”. Pensare il contrario non è lo spirito di un’associazione culturale. Preferisco che ci sia una “lungaggine burocratica” necessaria, se questa è utile a far collaborare più gente impossibile. Un esempio tangibile: per me non si possono inventare caratteri d’urgenza; per esempio, per proporre un evento, si deve indire un consiglio direttivo con le solite, statutarie, 2 settimane d’anticipo. Così qualsiasi socio, sapendo che ci sarà la riunione due settimane dopo, potrà organizzarsi per essere presente. Non voglio fare assemblee dell’ultimora oggi per domani, con la scusa che altrimenti si perderebbero 2 settimane per fare una cosa. Preferisco perdere due settimane ma almeno avrò la certezza che ci potranno essere più persone, perché le cose fatte in tanti, pur essendo più laboriose nel tentativo di mettere d’accordo più teste, sono anche quelle cose che alla fine possono portare a un risultato migliore. La partecipazione prima ancora del "fare", insomma, e questo lo dico per usare una provocazione, perché non mi sembra che alla fine, tutto sommato, in questi 4 anni non si sia effettivamente “fatto”.
Quella volta che Paolo Fiorindo ha proposto di fare un corso di disegno, io non gli ho detto “sì, mi piace, facciamolo”, ma gli ho fatto stendere un progetto per iscritto e poi l’ho sottoposto al voto del consiglio. Dopo l’approvazione abbiamo fatto il contratto a Paolo, eccetera. Ha dovuto aspettare un mese (Paolo interviene dicendo che non è stato un problema, l’importante è partire con il terreno sotto i piedi), ma alla fine è stato fatto.
Questo come linea generale. Due cose ancora però caratterizzerebbero il mio agire d'ora in poi:
- Tolleranza zero per marijuana qui dentro, cioè se io so che qualcuno ha preso o porta marijuana e qualsiasi altra droga, di qui a 10 metri di raggio, per me quello lì è un socio cacciato il giorno dopo da UParte, senza se e senza ma;
- Tolleranza zero per ogni tipo di mancanza di rispetto verso le cariche dell’associazione, anche dei consiglieri giovani. I consiglieri sono stati eletti dai soci e hanno un ruolo decisionale all’interno di UParte. Se qualche socio vuole esprimere la propria idea, i direttivi sono stati sempre aperti alla partecipazione dei soci e i soci hanno potuto sempre dire la loro. Però il voto, ricordiamolo, è del direttivo. Quindi, volete che la vostra opinione di soci abbia valore? Ricordatevi che UParte è una democrazia rappresentativa, quindi quando votate il vostro consigliere fatelo con serietà: è a lui che dovete fare riferimento. È importante il rispetto per le cariche, che in questi ultimi tempi non c’è stato.
Tornando al punto della tolleranza zero per le droghe, pesanti o leggere che siano, sarei anche molto meno tollerante nei confronti di una serie di atteggiamenti che ci sono stati, che quest’estate ho fatto finta di non vedere. Qua dentro non si gioca d’azzardo perché l’avevo già detto, qua dentro non si portano birre perché l’avevo già detto. Dette una volta, basta. Se poi vedo qualcuno che porta birre, quello viene avvisato una volta, due volte, e poi va a casa. Si può anche dire che non ci piace questa cosa, allora un socio può chiedere un’assemblea dei soci e chiedere di cambiare il regolamento, e se ne parla. Ma finché c’è una regola non può essere che non venga rispettata.

Fausto chiede delucidazioni sul gioco d’azzardo. Riccardo dice che qua dentro si è giocato a poker non a soldi ma solo con le fiche. Però era già successo un po’ di tempo fa e Riccardo aveva chiesto di non farlo in quanto se qualcuno fosse venuto dentro e avesse trovato questa situazione avrebbe potuto non credere al fatto che si giocasse senza soldi. Dopo tot mesi la situazione si è ripresentata. Paolo inoltre aggiunge che un’associazione se è culturale si presume che sia educativa, non diseducativa.

Mattia: ho poche da dire per il semplice motivo che chi non è venuto alle ultime riunioni può leggere sul verbale e si può intuire quale sia il mio pensiero, seppur aleatorio, ma lo era, seppur sconclusionato. In linea di principio sono d’accordo assolutamente con tutto quello che ha detto Riccardo. Mi auguro che qua dentro non ci sia nessuno (ma anche se ci fosse ormai poco mi interessa) che mi ritenga capace di non rispettare determinati tipi di paletti, paletti principali per la gestine di questa associazione. Però il mio spirito è diverso da quello di quest’aggregazione di persone, evidentemente, il mio spirito associativo non è… non mi sento parte dello spirito associativo di questi tempi, in questi mesi, forse perché lo spirito associativo di per sé obbliga una persona ad adeguarsi ad altre persone, quindi magari se fosse stato qualcun altro sarebbe stato diverso… Quando sei all’interno di un gruppo accetti delle condizioni, magari senza neanche accorgertene, in nome dello spirito associativo, che non è detto che sia sempre una cosa positiva, o meglio ce la si fa andar bene. Restando sul fatto che effettivamente sono per il rischio, rischio che Luca un paio di settimane fa ha detto “è meglio che te lo covi da solo questo rischio”, nel senso che se vuoi farlo fallo da socio, ed è quello che probabilmente farò nel futuro. Vedo più quest’associazione come un, ripeto, collettivo, non distinguo e non voglio distinguere cariche, rappresentazioni di persone che si sentono più o meno superiori ad altre, il fatto della mia candidatura è proprio una cosa che obbliga ad un rispetto di una certa burocrazia al farlo, ma per me, ripeto, chiunque qui dentro potrebbe essere presidente di questa cosa qua, dovrebbe essere responsabile, deve sapere cosa è giusto che venga rispettato e che cosa invece non deve essere fatto all’interno di questo posto. Ripeto, reputo tutti quelli che sono qua dentro sufficientemente maturi per prendere in mano sul serio, in egual misura, quest’associazione, ma ripeto la mia è una pulsione veramente anarchica, probabilmente sono antidemocratico in questo momento, come su tutto, non vorrei che si pensasse che i miei orientamenti stanno cambiando, in realtà non è così, solo che probabilmente il mio punto di vista personale è arrivato al momento di cominciare a fare le cose seguendo una certa pulsione anarchica, perché comunque anche se andiamo a guardare dal punto di vista, bene o male, storico, tante cose si sono create perché dettate da pulsioni anarchiche. Quindi…

Paolo: Se posso permettermi, Mattia, anche io vado a far cose , teatro, ma qua vengo a proporre delle cose che ritengo fattibili in questo contesto… ma c’è anche il resto del mondo!

Mattia: si è rotto il filo, Paolo. Quindi non ho voglia di perdere altro tempo…

Paolo: se si tratta di divergenze del tipo, uno punta più sulla musica, l’altro più su altre cose…

Mattia: No, le divergenze sono sul, lo ripeto ancora una volta, a rispettare troppi paletti, troppi ordinamenti, troppe clausole, troppe normative, ad adeguarsi troppo sul serio alla norma, e sulla diffusione della cultura per me adeguarsi alla norma per me è una costrizione. Quindi…

Paolo: nella diffusione della cultura, sai che la cultura va contro il potere…

Mattia: bene, voglio andare contro la norma quindi…

Paolo: quando la cultura la finanzia il potere o serve il potere, è intrattenimento, è la crescita della persona, riesci a dargli una base alla persone, per poi dopo esprimersi e prendersi i suoi rischi, però nel mondo selvaggio…

Mattia: ma appunto, mi arrangio io, cioè se mi chiamo fuori nello stesso tempo, voglio mettere al mia pelle in gioco, quindi non è un problema che vi deve riguardare, visto come andrà l’esito dell’elezione. La pelle che metto in gioco è la mia, quindi…

Paolo: mi dispiace, perché siete amici…

Mattia: sul serio, mi sto disoccupando io di me stesso, quindi…

Paolo: ho visto, mi pare che non sia un fatto grave…è che magari le strade si riuniscono… cioè non è morto nessuno

Mattia: no, no, è molto grave… no, neanche per me è morto nessuno. Se vogliamo vederla da un punto di vista oggettivo, sono cambiate le cose. C’è tutta una questione legata al rapporto “intimo” fra me e Riccardo, quindi io stasera consegnerò le chiavi e non avrò più niente a che fare con questa realtà.

Paolo dice di non aver capito molto comunque davanti all’evidenza dell’inconciliabilità fra le due persone, non aggiunge altro.

Mattia: fermo restando che sono d’accordo con le idee espresse da Riccardo. Ha una sua idea di gestione che ovviamente ho condiviso e continuo a condividere nella sua totalità, quasi… il fare per me è la priorità. Ripeto, per fare un esempio semplice, visto che si è parlato di Star Wars. Io non mi sento assolutamente in colpa per aver accontentato il desiderio di 4 persone qua dentro rispetto alle altre 20 che non sono state avvisate di questa cosa. Ripeto, no mi sento in colpa, perché ho fatto e so.

Riccardo: il punto è, Mattia, attenzione, che però quando tu metti il simbolo UParte in un manifesto di Star Wars, quel simbolo non rappresenta 4 persone.

Mattia: sì, lo so, infatti io non lo volevo mettere. Dovrebbe essere che quel simbolo le altre 30/40/100 persone dicessero “oh che bello, UParte ha fatto questa cosa qua”. Ora, che l’abbiano fatto 4 persone di UParte e che non l’abbiano deciso in 30/40/100, per me è uguale. E questa è una cosa che purtroppo per me è giusta, per voi è sbagliata.

Riccardo: per me che un consigliere venga a sapere che ci sarà l’evento di star wars due settimane dopo la sua decisione, è sbagliato.
Quando ci sono delle questioni spicciole, al massimo sono state mandate delle mail su face book per avvisare tutto il direttivo ma una rassegna non lo è. Voglio ricordare che la cosa è partita quando mi hanno detto che UParte faceva una rassegna su Star Wars e io, il presidente, non ne sapevo niente.

Mattia: No, in realtà non era UParte. Era un persona. Cioè sono io che sono andato subito dall’assessore a dire “no, non mettiamo il logo di UParte perché so che per come stanno le cose ci romperemo solamente le scatole”.

Riccardo: Tra l’altro non è che questa cosa ci facesse fare una gran bella figura con l’assessore, comunque, chiuso l’inciso, la cosa è partita così…

Mattia: il ragionamento dell’assessore è stato “siete voi di UParte, non capisco perché non dovreste mettere il logo”. E allora io ho dovuto ovviamente parlarne con voi e abbiamo messo il logo. Ma se era così fastidioso potevate veramente impuntarvi, così quanto mi impunto io su certe cose, e dirmi “non metti il logo” e allora l’assessore mi avrebbe detto “ragazzi, io a persone fisiche non faccio fare nulla”. Potevate impuntarvi e dirmi no.

Riccardo: Mattia, c’è stato un primo caso che ha dato luogo ad un’assemblea e a seguito di quell’assemblea il direttivo ha detto “va bene, mettiamo il logo”. Il fatto è che dopo quell'assemblea lì ci sono stati altri "casi" in cui la situazione è precipitata.

Mattia: quella del logo è stata una soluzione comprovata e accettata da tutti quanti, nessuna costrizione…

Riccardo: Certamente. È stato un primo caso, che, se fosse stato unico, avrebbe… non dico che si sarebbe chiusa lì…ma quasi...il problema è che poi ci sono state tutta una serie di altre cose, adesso non è il caso di star qui a ripescare tutto… a me è sembrato, senza voler accusare niente, che anche nelle situazioni dopo ci sia stato un atteggiamento tuo non in linea con l’indirizzo che abbiamo io, il direttivo e l’associazione. Ma perché? Perché hai un’idea, un indirizzo diverso. Ma, mi sembra, non è che lo dici per darmi ragione, perché è da un po’ di assemblee che dici “io effettivamente ho un punto di vista diverso”.

Mattia: ho un punto di vista diverso, ma, sul serio, secondo me questa associazione ha delle potenzialità enormi ed è soffocata da veramente troppa burocrazia, troppi paletti… soffocata da questa cose qua, secondo me si sente appena in parte impossibilitata…

Paolo: eh, Mattia, nel primo periodo devi essere ligio al dovere per conquistarti la fiducia dell’apparato… loro vivono di cavilli e di carte…

Mattia: sì, ti do ragione su tutto, comunque do ragione a qualsiasi cosa, non vi preoccupate…

Paolo riflette sulla bontà della scelta di Mattia di cambiare aria, perché magari dopo un po’ di anni torna una persona nuova con delle esperienze nuove.

Mattia: ma io mi auguro che arrivi qualcuno di nuovo qua dentro, è una cosa che auguro e ho augurato…

Paolo: girano sempre gli stessi…

Mattia: eh no, se girano sempre gli stessi allora c’è qualcosa che non va…. Che vada via io è una cosa, ma che non arrivi nessuno qua dentro… è per quello che mi auguro solamente qualcuno di nuovo qua. Sto augurando ad UParte che ci sia un ricambio dal punto di vista…

Paolo: ci vorrebbe un’altra associazione culturale in concorrenza e allora vedresti che correrebbero entrambi il doppio…

Riccardo: io l’ho detto a Mattia di fare “le città invisibili”…

Mattia: sì sì, ma da questo punto di vista non vi preoccupate che mi sto organizzando e mi sto preoccupando, quindi….

Elisabetta: comunque avevate esposto entrambi piuttosto chiaramente le vostre posizioni nell’ultima assemblea quindi non ha senso andare avanti.

Riccardo dice di procedere con le elezioni per il presidente. Riccardo e Mattia decidono di non votare. Le elezioni sono a scrutinio segreto. Con un numero di voti di 4 a favore di Riccardo e un voto nullo riportante entrambi i nomi dei candidati, il nuovo presidente è Riccardo Brun.

Non vi sono punti sul tema “varie ed eventuali”.


Fatto, letto, chiuso e sottoscritto in San Stino di Livenza il 30 settembre 2013 alle ore 23.20.
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